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CCIAA-ABI, Modiano: "La banca perfetta è un confidi"

“Rieti è un laboratorio per il nostro enorme gruppo bancario che ha nel rapporto con i territori il punto di partenza per la propria strategia di crescita. Ricordiamoci che la forza del nostro territorio è sotto i campanili”. Con queste parole oggi il direttore generale di Intesa San Paolo, Pietro Modiano, ha aperto il suo intervento a Villa Potenziani nell’ambito dell’incontro “Riallineamento dei consorzi e delle cooperative di garanzia con il sistema bancario” promosso da Camera di Commercio di Rieti e Abi e moderato dal presidente della CCIAA, Vincenzo Regnini (che ha parlato di una provincia reatina “che ha bisogno di momenti di conoscenza di elevato livello per poter volare alto e programmare il suo sviluppo partendo da un sistema territoriale di relazioni che possa far competere questo territorio con gli altri”), e da Alessandro Rinaldi nel doppio ruolo di membro del consiglio camerale in quanto rappresentante Abi e di presidente della Cariri.

Modiano, che ha illustrato dati economici per il Reatino in linea con la media nazionale, ha parlato di un’imprenditoria locale dinamica nonostante gli scossoni rappresentati dall’introduzione dell’euro, dalla concorrenza cinese e dalla scarsa domanda interna e di un accordo su Basilea 2 “che non è un problema vero”. “Si darà credito in maniera più selettiva – ha spiegato – ma anche più abbondante, ci sarà più coraggio”. Modiano ha anche tracciato una panoramica del sistema creditizio italiano in cui “ci sarà concorrenza nonostante gli accorpamenti perché in banche come la nostra si è scelto di fondersi per crescere, non riducendo gli sportelli, mantenendo il contatto con il territorio. Ma anche modernizzandosi al suo interno e aiutando le imprese a pianificare, i distretti a funzionare dando credito agevolato al “capo filiera” affinché non metta in difficoltà l’indotto”. Quanto al rapporto con i Confidi, Modiano ha detto che “è complicato perché più crescono i Confidi e più fanno concorrenza alle banche” ma anche che “la banca perfetta è un Confidi perché i Confidi hanno vantaggi informativi, culturali e storici rispetto alle banche”. “Tra banche e Confidi – ha concluso – ci deve quindi essere un rapporto dialettico, di collaborazione, anche se ognuno deve mantenere il suo ruolo”. Più critici in merito agli effetti di Basilea 2 sul sistema del credito i rappresentanti dei Confidi e delle Cooperative artigiane di garanzia intervenuti.

Se infatti il responsabile Credito ed incentivi di Confcommercio, Ernesto Ghidinelli, ha posto l’accento sulla necessità che i Consorzi fidi, che svolgono un ruolo importante come prestatori di garanzie e nel radicamento territoriale e nella conoscenza delle imprese ma “che vengono da un periodo di spontaneismo”, evolvano rafforzandosi. Sulla necessità dare maggiore forza ai Confidi ha convenuto anche il consigliere di Fidindustria Lazio (Assindustria) Gianfranco Castelli che, anche nelle vesti di imprenditore e parlando delle difficoltà creditizie delle piccole e microimprese, ha invitato a “considerare gli istituti di credito alla stregua di tutti gli altri fornitori”. Le dimensioni dei Confidi devono aumentare, - ha proposto – aggregando consorzi di garanzia di estrazioni diverse”. Un’aggregazione che, secondo il direttore di Confidi Lazio (Federlazio) Claudia Pepoli, va compiuta creando “un confidi intersettoriale che permetta di generare una massa critica con cui interfacciarsi alle istituzioni ed alle banche e che consenta di creare prodotti nuovi”. “Noi possiamo rappresentare un modo per entrare nelle case delle imprese – ha aggiunto ricordando anche la difficile situazione legislativa nazionale e regionale – diventando sportelli intelligenti, centri di raccolta e trasferimento delle informazioni sulle imprese affinché le istruttorie dei Confidi snelliscano quelle delle banche da un lato e dall’altro spingendo le Pmi, come già stiamo facendo, ad una alfabetizzazione sui problemi del credito”.

Leopoldo Facciotti del Comitato coordinamento Fedart (espressione delle sigle del comparto artigiano Upa-Casa, Cna e Confartigianato) è andato oltre proponendo sia la creazione di una Banca di garanzia “per supplire alle esigenze di quei Confidi che non potranno iscriversi al 107”, oppure “l’intervento di enti territoriali come la Regione nella definizione di fondi di garanzia pubblica che svolgano il ruolo di coassicurazione”, od ancora un intervento delle istituzioni locali, come le Camere di Commercio “affinché attraverso fondi di garanzia specifici si garantiscano singoli progetti imprenditoriali”. Per la Coldiretti è infine intervenuto il vicedirettore di Rieti Francesco Ciarrocchi che, partendo dalle problematiche di accesso al credito delle imprese agricole caratterizzate da “scarsa capitalizzazione, età elevata degli imprenditori, assenza di rapporti contabili attendibili, elevato indebitamento a breve termine e forte dipendenza da forme di intervento pubblico”, ha sottolineato il ruolo dei Confidi come intermediario tra banche ed imprese nel superare le difficoltà di valutazione e nella comprensione della specificità delle attività agricole.

L’Ufficio Stampa

 

Data di pubblicazione: 05/12/2007 17:35
Data di aggiornamento: 22/06/2012 17:36