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L'impatto della crisi sull'economia reatina, imprese più immuni agli shock finanziari, ma la disoccupazione corre

Un’economia provinciale che, pur in difficoltà, mostra una sensibilità agli shock esogeni contenuta, anche in virtù del modesto livello di finanziarizzazione del territorio e dell’importanza del patrimonio immobiliare delle famiglie. Ma un’economia alle prese anche con una disoccupazione che “ha ripreso a correre”.
E’ quanto emerge da “L’Osservatorio economico della provincia di Rieti 2009-L’impatto della crisi sull’economia reale” realizzato dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne per conto della CCIAA di Rieti (scaricabile dal sito sezione ‘Pubblicazioni e Studi’) e presentato oggi alle imprese ed alla stampa presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Rieti dal presidente Vincenzo Regnini e da Paolo Cortese, Responsabile Osservatori economici provinciali dell’Istituto Tagliacarne.

“In provincia di Rieti – spiega Vincenzo Regnini, presidente della CCIAA di Rieti - l’incidenza della crisi sembra rimarcare soprattutto le difficoltà strutturali e gli squilibri socio-economici già emersi negli anni scorsi e che sono rappresentate principalmente dalla contenuta dimensione del contesto socio economico locale, la difficoltà di creazione della ricchezza, la presenza di buoni ‘fundamentals’ imprenditoriali, l’importanza delle filiere produttive tradizionali, le difficoltà del mercato del lavoro, i deficit infrastrutturali, le potenzialità del settore idro-energetico”.
Focalizzando l’attenzione sulle performance imprenditoriali, si evince come il quadro economico provinciale risulti in difficoltà nel 2008, registrando dinamiche di flessione per la produzione (-8,4% rispetto al 2007), per il fatturato (-5,5%) e per il portafoglio ordini (-5,5%).
Tuttavia, il tessuto imprenditoriale mostra anche una volontà di reagire attraverso la leva degli investimenti (+11%), per lo più destinati ad un miglioramento della capacità produttiva, ed in parte per operare ristrutturazioni strategiche per essere più competitivi quando vi sarà un’inversione del ciclo.

Scendendo nel dettaglio degli indicatori è soprattutto il turismo che manifesta le maggiori criticità: la produzione (margine operativo nei servizi) subisce infatti una contrazione consistente nel 2008 proprio nel turismo (-21,9%). Agricoltura e commercio, fiaccati dall’indebolimento della domanda locale, scontano flessioni significative della produzione (rispettivamente -10,9% e -13,5%), ma ancora nella norma di un periodo di crisi. Le costruzioni (-2,6%), i trasporti (-4,1%) ed il terziario avanzato (-1%) reggono, sostanzialmente l’urto del ciclo recessivo sulle attività produttive, mentre il manifatturiero, con situazioni molto differenziate al proprio interno, evidenzia una flessione della produzione pari a -7,9%.
Il portafoglio ordini si muove a fianco della produzione, tranne che nel terziario avanzato ove cresce del +4,2%.
L’occupazione risulta in flessione nel manifatturiero (-1,2%), nel commercio (-1,2%), nel turismo (-10%), e nel terziario avanzato (-0,7%), mentre cresce nel settore agricolo (+3,1%), nelle costruzioni (+2%) e nei trasporti (+7,7%).

L’andamento del volume d’affari mostra come il 2008 sia stato un anno difficile soprattutto nel tessile-abbigliamento (-24,3%), nei minerali non metalliferi (-14%), in agricoltura (-12,3%) e nel commercio (-11,4%). Complessa anche la situazione nell’elettronica (-9,7%). Buone prospettive per industria alimentare (+2,8%), nelle costruzioni (+0,9%) e, contrariamente a quanto si osserva in numerose realtà locali, nei trasporti (+0,3%).
Guardando alle performance per categoria di impresa, le imprese inserite in gruppi proprietari scontano le difficoltà maggiori (-10,8% di fatturato, probabilmente a causa di un’esposizione finanziaria esterna al territorio), seguono le cooperative (-8,7%), le ditte individuali (-8,1%), le imprese che non risultano inserite in relazioni informali o isolate dal punto di vista produttivo (-6,8%) e le società per azioni (-6,7%, anch’esse esposte alle fluttuazioni finanziarie). Il settore artigiano risulta meno esposto alla crisi (artigiani -4,7%, non artigiani -6,3%). Migliori capacità di relazione manifestano le imprese di dimensioni più grandi (-1,7%) e quelle inserite in reti relazionali (-0,4%), mentre sono in crescita i fatturati delle imprese con un numero di addetti tra 10 e 49 (+3,5%): molto probabilmente la crisi ha consentito alle imprese più strutturate ma ancora flessibili di adottare più rapidamente i comportamenti strategici attualmente necessari per migliorare a livello competitivo.

Il Mercato del Lavoro in provincia di Rieti
Nell’ambito del tavolo istituito presso la Camera di Commercio di Rieti su sollecitazione delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria, l’Istituto Tagliacarne ha realizzato uno specifico focus sul mercato del lavoro che, partendo da particolarità della situazione locale e da alcune specificità nelle metodologie di campionamento statistico, rappresenta uno strumento idoneo per poter tracciare un quadro oggettivo sul tasso di disoccupazione da affiancare a quello fornito da Istat. Questo anche in considerazione dell’importanza che, una corretta lettura dei dati sul mercato del lavoro, può avere, come in passato già avvenuto, nella definizione di politiche agevolative attuate dalle istituzioni sul territorio.
Nel corso del 2008 in Provincia di Rieti la disoccupazione ha ricominciato a correre: i disoccupati in media, ammontano a 4.500 unità circa, con un livello del tasso di disoccupazione che sale al 7,1%; si tratta di un livello che, di fatto, fa tornare la provincia al 2005, dopo il minimo storico del 5,3% del 2007.

Approfondendo l’esame dei dati sulla disoccupazione in Provincia di Rieti, occorre però considerare due particolarità del mercato del lavoro locale. La prima concerne l’elevato numero di persone che, in età lavorativa, risultano inattivi pur essendo disponibili a lavorare. Si tratta di soggetti che, pur non essendo ufficialmente considerati disoccupati, sono comunque da ritenersi tali in quanto autoesclusisi dal mercato. Tenendo conto di questi (da una stima dovrebbero essere circa 6500) nella determinazione del numero dei disoccupati, il tasso di disoccupazione salirebbe a circa il 15,8%.L’altro elemento da considerare discende dalla definizione di occupato, in quanto si definiscono tali tutte le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario (o in natura), oppure hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare, nella quale collaborano abitualmente o sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia).
Un ruolo, quindi, particolarmente rilevante è giocato da quella che si può definire “intensità di occupazione”, ovvero la distribuzione degli occupati secondo il numero di ore lavorate nella settimana di riferimento.

A Rieti, il 12,6% di coloro che si dichiarano occupati lo sono in un ammontare di ore settimanale non superiore a 10 (16-esimo valore più alto d’Italia, quinto nell’Italia Centrale). Partendo da questo dato, con una serie di elaborazioni, si può quindi ritenere che il numero degli occupati sia in realtà inferiore a causa della precarietà diffusa. Questo porterebbe quindi il tasso di disoccupazione della provincia in un intervallo compreso tra il 17,1% e il 24,3%.
Le ultime tre valutazioni del tasso di disoccupazione (ribadiamo ancora una volta non ufficiali), ovviamente, sono anche esse da intendere come valutazioni “medie” e sono comprese anche esse in intervalli di confidenza.

L’impatto della crisi sul sistema creditizio reatino
Oltre agli effetti sull’economia reale, l’attuale crisi internazionale ha manifestato inevitabili riflessi sui circuiti creditizi e sui sistemi bancari delle principali economie sviluppate. Si ritiene, tuttavia, doveroso evidenziare come tale affermazione risulti vera solo in parte per ciò che riguarda il caso italiano, dove un modello di attività bancaria fondamentalmente sano, basato su un quadro normativo orientato alla prudenza e su un’estesa attività patrimoniale, ha risentito in misura inferiore, rispetto alle altre economie, dell’urto proveniente dalla crisi.
Tuttavia, le numerose difficoltà che, comunque, attraversano le banche italiane, hanno deteriorato il clima di fiducia interbancario. Ciò ha generato un razionamento del credito che può essere ricompreso in un più generale peggioramento delle relazioni tra sistema produttivo e bancario. Occorre ricordare, comunque, che tali effetti si sono inseriti in un meccanismo già irrigidito dall’introduzione del protocollo di Basilea II.

E’ quanto emerge anche in provincia di Rieti, dove il 44,4% del campione intervistato dichiara di aver avvertito un peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Sono soprattutto le imprese appartenenti al settore edile ed all’agricoltura a rilevare tale difficoltà mentre meno esposte sembrano essere le imprese appartenenti agli altri settori (manifatturiero, commercio e servizi).
Disaggregando il campione per classe dimensionale si rileva come sono soprattutto le micro e piccole imprese a “soffrire” un aumento dei costi delle commissioni bancarie e una maggiore richiesta, a parità di condizioni, delle garanzie. Al contrario, le imprese con più di 50 addetti riscontrano un maggiore costo del denaro. Analogamente, nella ripartizione del campione di imprese, sono, soprattutto, le cooperative e le società di capitali (più esposte al ciclo congiunturale esterno), a riscontrare un maggior irrigidimento in tal senso mentre le ditte individuali denunciano un maggiore costo della commissioni. Il peggioramento delle condizioni di accesso al credito si esplica, soprattutto, in un’inadeguatezza dell’ammontare concesso dalle banche e nell’eccessiva richiesta di garanzie patrimoniali. Ciò in quanto il ridimensionamento dei valori immobiliari e finanziari ha determinato una contrazione degli assetti patrimoniali delle imprese locali, con conseguente riduzione della capacità di indebitamento delle stesse nei confronti del sistema creditizio. Non a caso, è il settore delle costruzioni a mostrare la maggior incidenza percentuale di imprenditori che dichiarano un ridimensionamento del credito concesso per la propria attività.

Proprio in uno scenario come quello appena delineato, dunque, emerge il freno allo sviluppo economico locale costituito dalla presenza di un sistema creditizio nazionale (e anche locale) eccessivamente basato sulla capacità delle imprese di offrire garanzie patrimoniali piuttosto che sulla bontà dei progetti da finanziare.
Il sistema creditizio locale è caratterizzato da una prevalenza di istituti di piccola dimensione. Infatti, per il 65% dei casi, gli sportelli bancari operanti sul territorio sono emanazioni di banche piccole o minori, un valore, questo, nettamente superiore rispetto alla media regionale e nazionale, mentre soltanto il 30% degli sportelli è gestito da gruppi bancari di grandi dimensioni.

Ciò, però, non significa che non vi sia un radicamento territoriale significativo da parte delle 2 aziende bancarie con sede amministrativa nella provincia in esame, delle 11 banche popolari cooperative, della unica banca di credito cooperativo e dei diversi gruppi bancari con sede amministrativa esterna alla provincia che però hanno presenze operative sul territorio. In termini di numero di sportelli per 10.000 abitanti e per 1.000 imprese, infatti, Rieti mette in luce dei valori assolutamente allineati alla media nazionale, avendo subito, come nel resto del Paese, un processo di razionalizzazione della rete territoriale delle agenzie, al fine di conseguire livelli crescenti di efficienza gestionale ed economica da parte degli istituti stessi. In sostanza, quindi, il dimensionamento degli sportelli bancari provinciali per dimensione del bacino di utenza potenziale non è dissimile dal resto del Paese.La prevalenza di sportelli derivanti da aziende di piccole dimensioni può avere sia vantaggi che svantaggi. Sotto il primo profilo, potrebbe facilitare la conoscenza mutua fra banca e cliente, agevolando quindi la fornitura di credito, ma dall’altro se il sistema bancario è dominato da piccoli istituti, con livelli di patrimonio relativamente contenuti, e se, malgrado il miglioramento notevole degli ultimi anni, vi è ancora un peso delle sofferenze sugli impieghi totali significativo, il rischio è che il “credit crunch” nei confronti delle richieste di fido provenienti dal sistema produttivo locale, nel contesto economico reatino, sia più severo rispetto ad altri contesti territoriali del Centro-Nord.

Il mercato creditizio reatino viene da una storia non propriamente positiva, che ha generato un livello di sofferenze sugli impieghi totali relativamente alto, che a metà degli anni duemila era pari a più del doppio rispetto alla media nazionale ed anche molto elevato in confronto con la media regionale. Successivamente, a partire dalla metà del 2005, l’incidenza delle sofferenze ha iniziato a calare in misura molto significativa, agevolata in ciò dal meccanismo delle cartolarizzazioni e delle cessioni prosoluto dei crediti, che di fatto ha sgravato notevolmente il sistema bancario locale del peso dei crediti non più esigibili, tanto che tale incidenza, nel Settembre del 2008, ha pressoché raggiunto il valore medio nazionale.

Nonostante questo, il sistema creditizio reatino non soffre, oggi, di un livello di rischiosità del credito significativamente più elevato rispetto al resto del Paese. I livelli di rischio del credito contribuiscono a determinare i differenziali del tasso di interesse, anche se il livello cui il tasso di interesse viene fissato dipende da molteplici altri fattori, soprattutto in riferimento alla dinamica fra domanda ed offerta di credito bancario. Da questo punto di vista, in ragione di una storia del livello di rischiosità del credito in provincia di Rieti che solo recentemente è andata progressivamente migliorando, permane ancora uno spread fra il tasso di interesse a breve offerto dagli operatori bancari provinciali e quello medio esistente a livello nazionale.
Si evidenzia ancora una situazione penalizzante in confronto con il mercato creditizio romano, cui, per prossimità geografica e per ampiezza del mercato stesso e della gamma di offerte disponibili, molti operatori economici reatini continuano a fare riferimento.

L’Ufficio Stampa

 

Data di pubblicazione: 08/05/2009 17:11
Data di aggiornamento: 21/06/2012 17:13