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Varietà di vitigni autoctoni e a minore diffusione

Il ricco patrimonio ampelografico, che caratterizzava un tempo la viticoltura regionale, ha subito negli ultimi 60 anni un notevole depauperamento, che lo ha privato della sua originale eterogeneità e biodiversità. La semplificazione, intervenuta tra gli anni 50’-80’ del secolo scorso, è avvenuta sotto la spinta di diversi fattori, per lo più riconducibili a valutazioni di ordine economico, che hanno premiato i vitigni in grado di offrire buona resistenza agli agenti patogeni, produzioni quantitativamente considerevoli, caratterizzazione qualitativa standardizzata e di facile collocazione sul mercato. L’evoluzione dei consumi impone, però, l’esigenza di una maggiore differenziazione, soprattutto in termini qualitativi, dei singoli prodotti; in questo senso il processo di riscoperta dei vitigni autoctoni può rappresentare una risposta positiva. Fermo restando il principio per cui è il territorio che caratterizza il vino e quest’ultimo è, quindi, espressione sia dell’area geografica quanto della comunità che lo produce, oggi la riscoperta di vitigni autoctoni costituisce il presupposto affinché, come già avvenuto in numerosi areali di qualità, si rafforzi anche la relazione inversa, ovvero che il vino qualifichi l’immagine dei territori: il vino ottenuto da vitigni locali è uno dei migliori strumenti per la valorizzazione e la riscoperta turistico-culturale dei territori. 

Abbuoto 

Aleatico

Bellone

Bombino bianco

Bombino nero

Canaiolo nero

Cesanese comune

Cesanese d'affile

Cesanese nero

Grechetto

Greco b

Greco bianco

Malvasia del Lazio

Pecorino 

Trebbiano giallo

Trebbiano verde

Verdello

Data di pubblicazione: 03/03/2020 12:49
Data di aggiornamento: 03/04/2020 13:23